ConFusiOnE

Postati in Scritti personali su maggio 27, 2010 da penthesylea

Periodaccio. Periodaccio davvero. Ho passato le prove preselettive per due concorsi in contemporanea e ora devo affrontare le altre. Ho due esami da preparare entro luglio, e la tesi in pratica è arenata, con buona pace di chi pensa che a ottobre io riesca a laurearmi. Questi sono i problemi materiali che infuocheranno i prossimi due mesi, come minimo.

Per il resto, credo che la mia amata nonna si sia stancata. Si sta lasciando andare, è sempre più debole, e io non riesco a smettere di piangere perché non posso immaginare assolutamente che lei possa lasciarci. Non ci riesco, lei è il perno di tutta la nostra famiglia. E’ per lei che spesso molte volte abbiamo cercato di sopire tante incomprensioni tra parenti negli ultimi anni. Perché, anche se in merito non proferiva parola lei ci soffriva, ci stava male. E adesso le sue funzioni vitali hanno deciso che devono rallentare il ritmo. I marker tumorali hanno deciso di risvegliarsi, ma lei non lo sa. Sarebbe inutile tutto alla sua età, e lei stessa rifiuterebbe qualsiasi cura se esistesse, perché è stanca. Ci ha legati così tanto a lei che ora è difficile lasciarla in pace, non forzarla a mangiare se non vuole saperne perché poi sa che rimette tutto, è difficile non dirle che si deve rimettere in forma, che deve stare meglio. E’ difficile soprattutto quando ci si rende conto che comunque lei è sempre più debole e ne è consapevole, e sa che la sua vita l’ha trascorsa ed è pronta a intraprenderne una nuova. Ma io non riesco a smettere di piangere, anche se il suo cuore batte ancora. Mi rendo conto che il tempo è davvero poco. Non si può essere abbastanza forti se non ci si alimenta quanto basta al corpo per svolgere normalmente le sue funzioni, figuriamoci alla sua età. Ti amo di bene nonna, e spero che tu possa essere forte per tanto altro tempo, non abbatterti, non pensare che tanto sei anziana e quindi secondo te non ti rimane che una sola opportunità, andartene. Non voglio essere egoista, infatti devo fare di tutto per non piangere quando ti abbraccio ogni volta che vengo in paese a trovarti e ogni volta che vado via, momento in cui ho una paura tremenda di tornare e non trovarti più intenta a cucinare.

Mi sento angosciata, sento che qualcosa di radicale cambierà i miei giorni di qui a breve, e non so se sono pronta al cambiamento che arriverà, ne sono certa. Da un lato voglio cambiare di netto tutto. Dall’altro la quotidianità rischia di frantumarsi ed è difficile abituarsi ad altre quotidianità. Ma questo significa crescere evidentemente. L’unica cosa che spero è di essere all’altezza di quello che mi aspetta, consapevole che in queste piccole e grandi battaglie sono del tutto sola. C’è la mia famiglia, è vero, e non è poco ma sono comunque sola. E devo farcela. Devo in qualche modo rendermi indipendente e iniziare a costruirmi finalmente una vita con le mie sole forze.

Può bastare

Postati in Scritti personali su maggio 12, 2010 da penthesylea

Credo che oggi io debba necessariamente chiudere questo corteggiamento senza speranze. Alla fine credo che sia solo un capriccio che mi trascino come una zavorra da mesi, e tu fai come al solito orecchie da mercante. E’ bastato avere un paio di negazioni da parte mia, tra l’altro casuali e non dettate da giochi o altro, e hai subito cambiato orizzonti. E cosa potevo aspettarmi? Sei un donnaiolo in fin dei conti, e l’ho sempre saputo, per certe cose la fama precede determinati individui. E la tua fama non è tra le migliori in quest’ambito. Perciò mi dico basta, stavolta basta davvero. Sono stanca di cercare tra tutti i modi possibili quello per realizzare un desiderio che a furia di essere represso si sta trasformando solo in rabbia. Arrivo quasi a non sopportarti. Quando so che devo incontrarti in rarissime occasioni mi snervo, quasi provo fastidio. Perché so che poi, dopo che ci saremo detti frasi di circostanza, ognuno torna alle proprie case. Ed è giusto che sia così. Non credo di aver frainteso alcuni tuoi comportamenti, e per questo sono ancor più arrabbiata. Ma alla fine, anche se è solo un capriccio troppo forte da poter gestire, devo farlo. Devo placare quella voglia di averti che mi assale quando ti penso, ti vedo, ti parlo. Perché se succedesse qualcosa, sono convinta, sarebbe un vero caos. Dunque, basta. Basta basta basta. Devo convincermi che non ho mezza speranza di riuscire ad arrivare a quello che voglio. Ma ricorda, ho ancora i tuoi messaggi alquanto strani e ambigui. Li conserverò finché non mi stancherò di averli in memoria sul telefono, finché non sarò riuscita a decifrare realmente quello che volevi dirmi, anche se non ci vuole arte a comprendere quello che volevi e che adesso non vuoi più. Non hai nemmeno il coraggio di provarci. Io ho cercato di farti capire in tutti i modi quello che voglio, se non mi vieni incontro rimarremo sospesi, e io sarò la sola a chiedermi come sarebbe stato se fosse successo qualcosa. Non vedo l’ora di non vederti più, di allontanarmi dal luogo in cui abito ora perché troppo vicino a te. Basta.

Alle persone più straordinarie che io conosca e che amo più dei miei anni su questa terra.

Postati in Scritti personali su maggio 5, 2010 da penthesylea

Caro nonno adorato,

non portarci via lei, per favore. Se anche lei è pronta a ritrovarti, a rincontrarti, lì dove sei da anni, noi non siamo pronti. Non è egoismo, è che la amo troppo così come amavo e amo te. Non sono pronta a vedere la vostra casa spoglia anche di lei. Quando mia sorella mi ha detto poco fa che sta venendo da Roma anche mia zia, chiamata dal suo medico, mi è salito un brivido lungo la schiena, fino al cervello, brivido che avevo costretto a restare sopito per troppi giorni. E’ da tante notti che ti sogno, amata nonna, ma l’unica cosa che mi rimane quando mi desto, è un senso di angoscia e di tristezza infinita. Resisti ti prego, io non credo che tu non abbia ancora la forza di continuare. E’ vero che da quando il tuo compagno di una vita ti ha lasciata, in te si è spenta per sempre quella serenità che ha dato a noi nipoti un qualcosa per la vita. Forse, anzi sicuramente, è anche giusto restituirti quella serenità adesso che te ne serve tanta. Ma come faccio a regalarti quella serenità se mi viene solo da piangere? Non sono forte come te. Non ho mai conosciuto una donna così forte, di ferro. Una donna che ne ha affrontate tante e che pensa sempre di essere una giovinetta, soprattutto quando vuole fare la dura con quelle adorabili pesti dei nipotini, di certo fisicamente più forti di te. Non puoi mollare ora. Lo capisco che sei stanca. Hai bisogno di un pò di pace dopo tanti anni nella nostra famiglia di matti. Ma io ho ancora bisogno di saperti viva, di saperti lì affaccendata in casa. Ho bisogno di capire da dove hai preso quella grande forza. Ho bisogno di dare un senso in più al nostro legame sottile ma indistruttibile. E non ci lega solo il nostro nome, Lucrezia, ci lega qualcosa di più che non riesco ancora a capire cosa sia. E’ qualcosa che va oltre l’amore di una nipote per i propri nonni. E se anche fisicamente non siamo quasi mai vicine, ti sto sentendo andare via e vorrei sbagliarmi. Ti darei i miei anni se potessi, ma forse tu non me lo permetteresti mai. Perchè per te ci siamo sempre stati noi al primo posto, prima di te. Se c’è qualcosa che non abbiamo appreso da te è l’egoismo. E forse non è giusto ora essere egoisti con te. E’ l’ultima cosa di cui hai bisogno. Io spero che i medicinali possano rimetterti in sesto, anche se, ho capito che tu non lo vuoi. Non vuoi più mangiare, fai finta di sforzarti a farlo. Ti sei stancata di essere forte. Ma io non so se riuscirò ad essere forte e a vederti sempre più debole. Dovrò cercare di farlo però. Vorrei sapere ora nonno dov’è, perchè non lo sogno più, perchè non sta accanto anche a me. Di sicuro è te che segue, la donna che ha amato di più al mondo. Ma anche io ho bisogno di sentirlo vicino se lui vuole portarti via adesso, se lui ha deciso che è arrivato il momento di tornare insieme.

Una parte di me in questo preciso momento sta morendo. Nonno adorato non portarcela via. Lasciale vivere altri anni, almeno per poter stare ancora vicina ai nostri nipotini, loro non hanno ancora compreso in pieno, perchè troppo piccoli, che donna straordinaria lei sia. Quando Ismaele è nato tu già non c’eri più. Francesco ti ha conosciuto, ma sei andato via prima di farti conoscere in pieno anche tu. E’ vero i loro nonni sono i miei genitori, ma in questi anni siete stati voi i nonni di tutti noi. Per favore, ascoltami.

La tua Lulù

Postati in Scritti personali su aprile 28, 2010 da penthesylea

Lei che ti aspetta. Lei che compra il pane e poi torna a casa per prepararti il pranzo. Lei che, anche se magari le cose non vanno bene, è pronta a rendersi un tappeto  amorevole per richiedere le tue attenzioni disattente. Lei che è innamorata di te. Lei seduta, la sera, sola, che aspetta il tuo ritorno, aspetta che terminino i tuoi numerosi impegni che vi separano durante la giornata, e magari nel frattempo spilucca qualcosa per ingannare l’attesa. Lei che pulisce casa. Mi fa quasi invidia. Non ho più il coraggio d’amare, e di fare queste cose in maniera incondizionata per l’uomo che voglio conquistare. Lei mi fa tenerezza. Ma tu mi sembri solo, come se la tua vita e la sua non c’entrassero più nulla.

Pezzi di quotidianità dell’uomo che da mesi è entrato prepotentemente nelle mie fantasie. Questo vedo. E’ un desiderio strano, a volte mi prende in maniera violenta, e in quei momenti potrei fare e dire di tutto. Altre volte sembra che si assopisca e anzi mi crei una sorta di repulsione. Una brutta storia i capricci di passione pura.

Dedicato a te, Esteban.

Postati in Scritti personali su aprile 22, 2010 da penthesylea

“Soltanto immaginandoti mentre mi stringi a te,

afferrandomi dai fianchi,

in un abbraccio più infuocato del fuoco,

brividi mi percorrono fino a stordirmi.

Ma appunto,

è un’immagine immaginata,

non il riflesso di qualcosa che è avvenuto.”

A te, Esteban.

assurdità all’ordine del giorno

Postati in Scritti personali su aprile 15, 2010 da penthesylea

Mi sento spezzata in due, ho l’anima che erutta odio, rabbia, rancore. Provo solo perplessità di fronte all’atteggiamento della gente. Ma come si può scambiare un minimo di attenzioni, di tenerezze, a distanza peraltro, come “innamoramento”?

La gente è superba, la gente è presuntuosa, la gente vede o bianco o nero, cosa che io ancora non riesco a fare. Ecco, gli uomini c’entrano sempre. Se gli tratti male ti dicono che sei pazza, che sei una stronza. Se poi cerchi di riparare, se gli dimostri effettivamente quello che senti, che non necessariamente deve essere amore in quanto esistono diversissimi modi di amare, allora lì credono che tu sia un’altra sciocca ai loro piedi che si è innamorata perdutamente per qualche ora trascorsa insieme.

Ma vaffanculo. Io non sono più ai piedi di nessuno. Semplicemente ho cercato di credere in una cosa allo stato embrionale, che tale è rimasta e  in effetti non mi sta dando più nulla. Una pianta che si è seccata in men che non si dica. In un secondo, in un attimo, è ritornato a spingere forte ciò che penso degli uomini. E sono loro ad aver paura. Io ho dimostrato sempre di non averne. Sono sempre stata disposta a tutto per poter mantenere vivo qualcosa in cui credevo. E poi è chiaro che la paura viene a me. La paura di stare male, non di provarci. Perchè anche se con i piedi di piombo, provo sempre a credere che questa volta può essere diverso, che il presente non è il passato e che potrà inanellarsi in un futuro più decente. Invece è sempre la solita storia. Solo che qui entrano in gioco cose assurde. Io amo solo e soltanto una persona, che con tutti i suoi mille difetti e il male che mi ha causato, almeno era coerente con lo schifo che combinava. E non so esattamente che cosa io abbia amato di quest’ “uomo”.

Per il resto nulla potrà essere come l’amore che ho per lui che ho nascosto in un piccolo angolo della mia vita, per poter andare avanti anche senza di lui. Potrò provarci, posso ancora cercare di credere di trovare una persona che mi renda non felice, di più. Ma appunto, ci provo. Cerco di non piangere più sulle cose che non sono andate come avrei voluto. E non è per mancanza di sensibilità o perchè realmente non ho amato. Ho amato fino a pensare di morire per quella persona, perchè senza di lui la mia vita era uno spreco. Ma ora so che posso vivere ed andare avanti sola.  Gli uomini fasulli non mi servono. Gli uomini che non riescono a dimenticare non mi servono. Che poi non si tratta di dimenticare, si tratta di convivere con quell’amore che purtroppo non può continuare ad esistere. Non è semplice, ma già dirlo aiuta. E poi, sono stata accusata di scaricare sul presente e su persone che nulla c’entravano, le mie ire passate, e di non pensare che magari le cose potessero essere diverse, e che cosa mi viene fatto capire? Che non sono l’unica ad essere legata al passato e che reagisce di conseguenza. Ma va? Ma no? Siamo tutti esseri umani, chi più chi meno. Ma c’è chi non si tira mai indietro. Un pò di paura c’è sempre. Ma se non si rischia è possibile vivere una vita intera senza cercare le emozioni che ci fanno capire che siamo vivi? Io credo che non si possa chiamare vita un percorso del genere. Ma solo abbandono agli eventi, passività. I miei discorsi tornano sempre, almeno a me.

Sono uno straccio, queste riflessioni mi stendono. Ma devo trascriverle qui, per sentirmi meno sola in quest’oceano di gente insensibile e indifferente. Mi son cadute le braccia a terra. E devo prendermela solo con me che ho permesso ancora una volta ad una persona sbagliata di entrare nella mia vita. Sbagliata perchè nemmeno questa è la persona che può capirmi, che può starmi accanto. Perchè per starmi accanto, fondamentalmente basta solo una cosa: il coraggio di arrivare ad amarmi come io sono disposta a fare, nonostante tutto. Ma forse questo è già qualcosa che gli uomini non riescono più a comprendere. O magari lo comprendono ma credono sempre che non ne valga la pena, per i motivi più svariati. Ma effettivamente, devo tenere alla larga gente di questo tipo, perchè tanto, posso dire quello che voglio, ma alla fine che cosa risulto? Una dall’innamoramento facile, solo per qualche tenerezza o carineria che concedo ad una persona che ha arricchito di qualcosa le mie giornate. Assurdo! A questo punto credo che più di qualcuno non sappia distinguere cosa significhi ‘essere innamorati’ e ‘voler bene’.

Delusione.

da capire

Postati in Scritti personali su aprile 10, 2010 da penthesylea

Devo capire perché, se durante il giorno non ho tue notizie, non ti sento, improvvisamente mi incupisco. Devo capire perché mi manchi. Ho paura di dirti questo perché non voglio sembrarti una stupida.

Non sono, come tu alludi con le tue citazioni, una venticinquenne in preda al complesso di Elettra. Mi interessi e basta, nonostante i tuoi 15 anni in più rispetto a me. E voglio capire che significato mi dai.

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