Sceneggiatura: F. F. Coppola
Attori: Vincent Gallo, Maribel Verdù, Alden Ehrenreich, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura, Rodrigo De La Serna, Mike Amigorena, Sofia Castiglione, Francesca De Sapio, Erica Rivas, Leticia Bredice.
Produzione: Francis Ford Coppola, American Zoetrope, BIM Distribuzione, Magik Media Entertainment, Tornasol Films
Argentina, USA 2009 durata 127 min
Buenos Aires. La quiete di Tetro viene sconvolta dall’arrivo del fratello, piombato lì per cercarlo, dopo dieci anni di separazione. Tetro aveva promesso a Bennie (Alden Ehrenreich) che sarebbe tornato da lui per portarlo con sè.
La pellicola di Coppola ci scorre davanti in bianco e nero, ci stupisce, pensiamo ad un certo punto che sia per tutto il film. Poi ci sono colori a sprazzi. Una sorta di teatro nel cinema che deve distaccarsene attraverso il colore.
Tetro avrebbe preferito non ritrovare Bennie. Quest’ultimo cerca in tutti i modi di risintonizzarsi con l’esistenza del fratello. Vuole capire perchè non è più tornato, perchè l’ha lasciato solo e senza una giusta spiegazione. Ma soprattutto vuole conoscere la sua reale storia, che Tetro ha portato via con sè quando è partito perchè voleva scrivere. In realtà Tetro non scrive più, ha accatastato tutti i suoi appunti in una valigia, e ora vive con la sua amata in una modesta casa. E non avrebbe mai più voluto sapere nulla della sua famiglia. Nulla. Ma arriva Bennie e Tetro è insofferente, non vuole raccontargli niente, quasi vuole disconoscerlo come fratello. Bennie è caparbio, testardo e desidera ardetemente conoscere il suo passato.
Figura chiave è l’arte che si esprime qui nella musica, nel teatro, nella finzione e chiaramente nella scrittura. Tetro scrive un pezzo teatrale privo di finale. Lo scrive in codice per renderlo inaccessibile e per nascondere il più possibile la sua storia e ciò che lo ha portato ad allontanarsi da suo padre e da New York. Ma il giovanissimo Bennie inizia a decifrarlo perchè vuol regalare a questo racconto un finale, e a se stesso la propria storia.
Attori attentamente seguiti dal regista che realizza un film oltre che complesso, anche molto profondo. Un film che a poco a poco appassiona lo spettatore e lo colma di colpi di scena sottili e penetranti. Un magnifico Vincent Gallo (Tetro) interpreta un ormai scanzonato bohemienne, freddo, duro, ermetico, riflessivo, a volte giocoso. Un uomo che ha lasciato nella città di origine anche il suo vero nome di italoamericano, Angelo. E lo ha abbandonato lì insieme a tutto il resto per sfuggire al senso di colpa dell’incidente in cui sua madre era morta, e lui era sopravvissuto.
Sono molti i richiami autobiografici utilizzati da Coppola in questo suo ventiduesimo film, che ha voluto rappresentare un cambio di direzione del regista de ‘Il Padrino’. Il film infatti racchiude in sè un notevole livello filosofico e regala continue emozioni che vagano in libertà. La libertà è appunto il senso che il regista vuol trasmettere attraverso quest’opera.
Un’ultima nota di richiamo va al colore, che qui viene utilizzato quando ci si addentra nella memoria e nei ricordi di Tetro. La vita reale è espressa attraverso il bianco e nero. Vita che scorre in una grigia Buenos Aires da cui Tetro ha voluto espellere i colori del suo passato.
Lucrezia Giulia Gorgoni


