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Segreti di Famiglia di F. F. Coppola

Postati in Recensioni su novembre 27, 2009 da penthesylea

Regia: Francis Ford Coppola

Sceneggiatura: F. F. Coppola

Attori: Vincent Gallo, Maribel Verdù, Alden Ehrenreich, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura, Rodrigo De La Serna, Mike Amigorena, Sofia Castiglione, Francesca De Sapio, Erica Rivas, Leticia Bredice.

Produzione: Francis Ford Coppola, American Zoetrope, BIM Distribuzione, Magik Media Entertainment, Tornasol Films

Argentina, USA 2009 durata 127 min

Buenos Aires. La quiete di Tetro viene sconvolta dall’arrivo del fratello, piombato lì per cercarlo, dopo dieci anni di separazione. Tetro aveva promesso a Bennie (Alden Ehrenreich) che sarebbe tornato da lui per portarlo con sè.

La pellicola di Coppola ci scorre davanti in bianco e nero, ci stupisce, pensiamo ad un certo punto che sia per tutto il film. Poi ci sono colori a sprazzi. Una sorta di teatro nel cinema che deve distaccarsene attraverso il colore.

Tetro avrebbe preferito non ritrovare Bennie. Quest’ultimo cerca in tutti i modi di risintonizzarsi con l’esistenza del fratello. Vuole capire perchè non è più tornato, perchè l’ha lasciato solo e senza una giusta spiegazione. Ma soprattutto vuole conoscere la sua reale storia, che Tetro ha portato via con sè quando è partito perchè voleva scrivere. In realtà Tetro non scrive più, ha accatastato tutti i suoi appunti in una valigia, e ora vive con la sua amata in una modesta casa. E non avrebbe mai più voluto sapere nulla della sua famiglia. Nulla. Ma arriva Bennie e Tetro è insofferente, non vuole raccontargli niente, quasi vuole disconoscerlo come fratello. Bennie è caparbio, testardo e desidera ardetemente conoscere il suo passato.

Figura chiave è l’arte che si esprime qui nella musica, nel teatro, nella finzione e chiaramente nella scrittura. Tetro scrive un pezzo teatrale privo di finale. Lo scrive in codice per renderlo inaccessibile e per nascondere il più possibile la sua storia e ciò che lo ha portato ad allontanarsi da suo padre e da New York. Ma il giovanissimo Bennie inizia a decifrarlo perchè vuol regalare a questo racconto un finale, e a se stesso la propria storia.

Attori attentamente seguiti dal regista che realizza un film oltre che complesso, anche molto profondo. Un film che a poco a poco appassiona lo spettatore e lo colma di colpi di scena sottili e penetranti. Un magnifico Vincent Gallo (Tetro) interpreta un ormai scanzonato bohemienne, freddo, duro, ermetico, riflessivo, a volte giocoso. Un uomo che ha lasciato nella città di origine anche il suo vero nome di italoamericano, Angelo. E lo ha abbandonato lì insieme a tutto il resto per sfuggire al senso di colpa dell’incidente in cui sua madre era morta, e lui era sopravvissuto.

Sono molti i richiami autobiografici utilizzati da Coppola in questo suo ventiduesimo film, che ha voluto rappresentare un cambio di direzione del regista de ‘Il Padrino’. Il film infatti racchiude in sè un notevole livello filosofico e regala continue emozioni che vagano in libertà. La libertà è appunto il senso che il regista vuol trasmettere attraverso quest’opera.

Un’ultima nota di richiamo va al colore, che qui viene utilizzato quando ci si addentra nella memoria e nei ricordi di Tetro. La vita reale è espressa attraverso il bianco e nero. Vita che scorre in una grigia Buenos Aires da cui Tetro ha voluto espellere i colori del suo passato.

Lucrezia Giulia Gorgoni

Gli abbracci spezzati di Pedro Almodovar

Postati in Recensioni con i tag su novembre 26, 2009 da penthesylea

gli abbracci spezzati

Regia:

Pedro Almodovar

Sceneggiatura:

Pedro Almodovar

Attori:

Penelope Cruz, Lluis Homar, Blanca Portillo, Tamar Novas, Rubén Ochandiano, Rossy de Palma, Angela Molina.

Durata: 129 min

Warner Bros Italia

Spagna 2009

Gli abbracci spezzati, ultimissima creazione del regista spagnolo Almodovar, diciassettesimo film di Almodovar, racconta la storia di uno scrittore, cieco da 14 anni a causa di un incidente.

La fatalità avviene sull’isola di Lanzarote. Matteo (Lluis Homar) perde la vista. Ma la sorte gli strappa via dalle braccia Lena (Penelope Cruz), la donna amata. Sulle labbra di lui rimarrà per sempre il sapore del bacio che si stavano scambiando in quell’istante.

Da questo momento in poi Matteo rifiuta il suo nome per continuare ad esser sempre chiamato con il suo pseudonimo d’autore, Harry Caine. Continua a scrivere, vive dei ricordi antecedenti al tragico incidente, e con Lena sembra esser morto il suo reale nome. Continua a restare accanto a lui la sua vecchia compagna Judit Garcia (Blanca Portillo), direttrice di produzione e il figlio di lei,  Diego. Ma il passato, come è noto, spesso non resta tale a lungo, e alla porta di Harry busserà un giovane regista alle prime armi, Ernesto, che riaprirà la ferita non ancora rimarginata, e costringerà Harry a fare nuovamente i conti con il suo dolore sopito.

Dopo che Diego ha un incidente e deve stare a riposo, Harry lo assiste, e sotto richiesta del giovane, inizia a narrargli una storia. Inizia a raccontargli il passato che aveva bloccato 14 anni prima e che aveva nascosto in un limbo di ricordi, tenuto accuratamente lontano dal presente. Una storia dettata da una passione incredibile, indistruttibile, lacerante e ostacolata. La storia sua e di Lena, un’affascinante aspirante attrice.

Almodovar, unico nel suo genere, adopera anche in questo film il flashback che praticamente occupa quasi tutti i 129 minuti di video. Non si distanzia molto dai temi affrontati in precedenza anche se qualche novità c’è.  Singolare è la costante presenza del cinema nel cinema, data dalla telecamera che il giovane Ernesto ha sempre con sè nel tentativo di rubare attraverso l’obiettivo qualcosa dall’anima delle altre persone, per potersi dare una spiegazione della propria esistenza. L’esistenza di un omosessuale in conflitto con se stesso e con un padre autoritario ed omofobo.

Almodovar, non deludendo neanche questa volta, sembra abbandonare un genere troppo pregno di sarcasmo, che spesso finiva nel grottesco. Cerca di far risaltare invece la tenerezza, la dolcezza, non scadendo in un film mieloso e scocciante. Il desiderio invece è un tema che spesso abbiamo incontrato nell’Almodovar del passato. La sua legge del desiderio sembra che porti sempre alla passione ad ogni costo e sopra ogni cosa. Una legge che nessuno dei protagonisti pare abbia violato.

Trailer del film

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