Giovedì sera ci hai lasciati, nonna. Inutile dire che ci hai lasciati nella devastazione interiore più totale. Inizio solo ora a realizzare che non ti vedrò più affaccendata nelle tue cose, a dilettarti nel cucito, con i cruciverba, ad insegnare quello che potevi al piccolo Ismaele. Sono del tutto distrutta, ma chissà perché il mio dolore nella mia famiglia passa sempre in secondo piano. Sembra che io sia quella che soffra di meno, almeno così pare dall’atteggiamento dei miei familiari. Io sono quella che ogni giorno deve chiamare le zie, la mamma, deve trovare mille e mille parole per confortare sua sorella che ha ogni ragione per essere così affranta e devastata. Ma lo sono anche io, e ad oggi nessuno di loro si è degnato di chiamarmi, di chiedermi: ‘Come stai?’
E’ come se stessero riversando tutta la loro sofferenza su di me. Ma io come trovo la forza per sostenerli tutti, se io stessa sto avendo crolli psicologici ogni dieci minuti? E’ chiaro, io sto zitta per non far preoccupare nessuno. Ma non significa che non abbia bisogno della mia famiglia ora. Se non mi dà forza nessuno, come faccio a darla io? Sto cercando di pensare alle cose che mi aspettano, perché volente o nolente la vita va avanti. In ogni istante mi sento in ansia perché è come se fossi sempre a qualche giorno prima della tua morte, nonna amata. Ho sempre il telefono sotto controllo casomai qualcuno mi chiama perché tu stai male. Poi realizzo che hai smesso di soffrire.
Io sto da cani in questo momento, ma nessuno me lo chiede, come io stia. Cerco di fare la forte, ma non è giusto che sia solo io a dover consolare tutti. Non ce la faccio. Cara nonna, nonostante tutti i tuoi sforzi e nonostante tutti sapessimo che te ne saresti andata, visto che peggioravi di giorno in giorno, nessuno era pronto a lasciarti andare. E tutt’ora mi accorgo che nessuno è pronto a darsi pace.